Lavoro

Mercato del lavoro in Italia: valutazione degli effetti del Jobs Act

Sono stati recentemente pubblicati da ISIGrowth Innovation-fuelled, Sustainable, Inclusive Growth i risultati di una ricerca, finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del progetto di ricerca e innovazione Horizon 2020, che ha riguardato la valutazione degli effetti sul mercato del lavoro in Italia dell’entrata in vigore del Job Act, la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi.

Rendiamo di seguito disponibile il Paper, in inglese, mentre la pagina internet è raggiungibile all’indirizzo web: www.isigrowth.eu/2015/12/08/labour-market-reforms-in-italy-evaluating-the-effects-of-the-jobs-act/

ISIGrowth riunisce ricercatori provenienti da otto istituzioni internazionali e si propone di offrire una diagnostica completa dei rapporti tra innovazione, dinamica occupazionale e crescita in un’economia mondiale sempre più globalizzata e dipendente dalla finanza. Obiettivo ultimo è quello di elaborare una serie di strategie politiche in grado di permettere all’europa di raggiungere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Clicca qui per scaricare il Paper:  working_paper_2015_5

Abstract

La legge italiana n. 183 del 2014, suggestivamente chiamata ‘Jobs Act’, ha determinato un profondo cambiamento nelle relazioni industriali italiane. Il Job Acts ha introdotto un nuovo contratto tipo chiamato “contratto a tutele crescenti” che implica un sostanziale ridimensionamento dell’obbligo di reintegrazione dei lavoratori in caso di licenziamento. Il nuovo contratto, seppure a tempo indeterminato, è di fatto privo dei requisiti sostanziali tipici di un contratto a tempo indeterminato.

La legge ha anche indebolito i vincoli legali per le imprese che intendono monitorare i propri lavoratori attraverso dispositivi elettronici ed ha introdotto nuovi incentivi per le imprese che utilizzano contratti a tempo determinato.

Questo articolo fornisce una prima valutazione degli impatti sul mercato del lavoro italiano della riforma del lavoro introdotta dal governo Renzi. Approfittando di differenti fonti di dati (INPS, Ministero del Lavoro) e concentrando l’analisi nel periodo successivo all’introduzione del Jobs Act, l’indagine mostra che il Job Act non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi principali.

Perentorie le conclusioni che è possibile leggere al termine del paper:

In conclusion, it comes out that the analysed combination of supply side policies – the Jobs Act and the provision of indiscriminate monetary incentives for firms hiring with the new contract form – emerged as ineffective in terms of both quantity, quality and duration of the jobs generated. Furthermore, such policies risk to even contribute to the worsening of Italian industrial structure that has accelerated after the 2008 crisis.

In conclusione, emerge come la combinazione delle politiche analizzate dal lato dell’offerta di lavoro – la legge Job Act e l’erogazione di incentivi monetari indiscriminati per le imprese che assumono con la nuova forma contrattuale – risulta inefficace sia in termini di quantità, qualità e durata dei contratti di lavoro generati. Inoltre, tali politiche rischiano di contribuire al peggioramento della struttura industriale italiana, situazione che ha accelerato dopo la crisi del 2008.

Il documento evidenzia come l’attuazione reale del Job Act stia fallendo proprio nel raggiungere i sui obiettivi principali: promuovere l’occupazione e ridurre la quota di lavoratori assunti a tempo determinato e contratti atipici.

L’analisi dei dati mostra come l’unico aumento dell’occupazione è relativo a contratti a tempo determinato, mentre l‘aumento dei contratti a tempo indeterminato – ricordiamo che stiamo in realtà parlando, con un favoloso gioco di parole, di “contratti a tutele crescenti”, senza alcun dubbio privi di scadenza ma di fatto senza alcuna garanzia di durata – è dovuto alla trasformazione di contratti e non alla creazione di nuovi posti di lavoro. In particolare, ciò risulta dovuto dai notevoli incentivi concessi alle imprese in fase di assunzione del lavoratore, concessi anche in fase di trasformazione del contratto.

Escludendo le trasformazioni, i nuovi contratti a tempo indeterminato, al netto dei licenziamenti, sono solo una piccola frazione (circa il 20%) del totale dei contratti stipulati nel corso dei primi nove mesi del 2015. In termini di ore di lavoro, inoltre, i risultati empirici mostrano che i contratti a tempo parziale sono predominanti all’interno delle nuove assunzioni a tempo indeterminato e che la scelta del contratto a part-time non provenga da una scelta del lavoratore quanto dell’impresa che assume.

I dati confermano che l’aumento dell’occupazione dall’introduzione della riforma del Job Act è debole, soprattutto a causa dell’aumento dei lavori temporanei. L’aumento dei contratti a tempo indeterminato è dovuto principalmente all’assunzione di lavoratori anziani (oltre i 55 anni). Il Job Act non sembra dunque aver portato alcun miglioramento per quanto riguarda il tasso di disoccupazione della forza lavoro giovane. In ultimo, emerge come dall’introduzione della riforma sia aumentato il passaggio dalla disoccupazione all’inattività, ovvero tra coloro che, scoraggiati, non cercano più un impiego.

A settembre il premier Matteo Renzi dichiarava su Twitter, commentando i dati ISTAT: “Cresce il Pil, crescono gli occupati, meno disoccupazione. Le riforme servono”.

Ed ancora: “Quello che è importante è che l’Italia è ripartita dopo che negli ultimi anni è come se avesse avuto la ruota bucata e una caduta in discesa» sottolineando che «per chi è abituato a cifre e statistiche sono solo numerini ma è di più: è la donna del Sud che trova occupazione, il cinquantenne che ha una chance grazie al Jobs act».  

Il mese di settembre – continua il premier Matteo Renzi nel video in cui commenta i dati Istat – è un mese di ripartenza e torniamo tutti al lavoro con la giusta carica. Segnali positivi di crescita nel nostro Paese vengono dal turismo, dalla produzione industriale e dall’Expo, che è stato uno straordinario successo e continua a esserlo, e oggi da alcuni dati dell’Istat particolarmente positivi: più 44mila occupati, meno 143 mila disoccupati”.

Ecco un paio di interventi di Renzi relativi alla riforma del lavoro

Qualche giorno fa, alla Leopolda il premier Renzi ha elogiato i risultati del Job Act:

 

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